signora anziana seduta sul divano che sorride mentre viene accudita da una donna che ricambia il sorriso

Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato un collegamento sempre più accentuato tra perdita di udito e declino cognitivo.

Diversi studi, infatti, hanno sottolineato l’importanza della prevenzione e del trattamento della perdita uditiva come potenziale strumento per ridurre il rischio di demenza, Alzheimer e altre malattie neurodegenerative. 

Su questo filone si collocano due studi pubblicati nel 2023. Entrambi forniscono ulteriori prove a sostegno di questa relazione e forniscono spunti preziosi per chi è a rischio di deterioramento cognitivo. 

Ecco cosa hanno scoperto.

Perdita uditiva e rischio demenza: lo studio norvegese

Uno studio condotto in Norvegia come parte del Trøndelag Health Study (HUNT) ha esaminato la relazione tra perdita uditiva e demenza in una coorte di partecipanti seguita per oltre 20 anni. 

Lo studio, incentrato su individui di età pari o superiore a 70 anni, ha utilizzato metodi rigorosi di diagnosi audiometrica e valutazione della demenza.

I risultati principali, pubblicati sulla rivista scientifica The Lancet, hanno indicato la perdita uditiva come un fattore di rischio moderato per tutte le forme di demenza, incluso l’Alzheimer. 

Le persone con una soglia uditiva di almeno 25 decibel hanno mostrato un aumento del rischio di demenza pari al 4% per ogni aumento di 10 dB nella perdita uditiva. Questo rischio risultava particolarmente significativo per coloro che avevano meno di 85 anni. 

Oltre questa età, il rischio appariva meno pronunciato, probabilmente a causa della concorrenza di altre condizioni legate all’invecchiamento, come il rischio di morte.

Questo studio è particolarmente importante perché si basa su un lungo periodo di follow-up, eliminando il rischio di causalità inversa (ovvero, che la demenza stessa possa causare la perdita dell’udito) e ha tenuto conto dei cosiddetti vari fattori di confusione.

Il possibile ruolo degli apparecchi acustici

Un ulteriore studio, condotto dalla Johns Hopkins University, ha esaminato se l’intervento uditivo potesse ridurre il declino cognitivo in anziani con perdita dell’udito. 

Questo studio multicentrico, randomizzato e controllato, ha coinvolto adulti di età compresa tra 70 e 84 anni con perdita dell’udito non trattata e senza significativa compromissione cognitiva.

I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a un intervento uditivo (comprendente consulenza audiologica e fornitura di apparecchi acustici) o a un intervento di controllo di educazione sanitaria.

L’endpoint primario era la variazione di 3 anni in un punteggio fattoriale standardizzato cognitivo globale, misurato tramite una batteria neurocognitiva completa.

Dal 9 novembre 2017 al 25 ottobre 2019, sono stati esaminati circa 3 mila partecipanti di cui 977 assegnati casualmente a uno dei due gruppi. 

Nonostante il gruppo di intervento uditivo abbia mostrato un miglioramento nella comunicazione, non è emersa una differenza significativa nel declino cognitivo a 3 anni tra il gruppo di intervento e quello di controllo nella coorte totale.

Tuttavia, un’analisi di sensibilità ha mostrato che l’intervento uditivo potrebbe avere effetti benefici maggiori in gruppi a rischio aumentato di declino cognitivo, rispetto a quelli a rischio ridotto. 

“Il trattamento della perdita uditiva attraverso l’uso di apparecchi acustici potrebbe rappresentare un’importante strategia preventiva per ridurre il rischio di demenza, soprattutto per gli individui con fattori di rischio maggiori”, si legge tra le conclusioni degli autori.

Ulteriori ricerche sono necessarie per confermare questi risultati e migliorare le strategie di intervento.

signora anziana seduta sul divano che sorride mentre viene accudita da una donna che ricambia il sorriso

20 Settembre 2024

Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato un collegamento sempre più accentuato tra perdita di udito e declino cognitivo.

Diversi studi, infatti, hanno sottolineato l’importanza della prevenzione e del trattamento della perdita uditiva come potenziale strumento per ridurre il rischio di demenza, Alzheimer e altre malattie neurodegenerative. 

Su questo filone si collocano due studi pubblicati nel 2023. Entrambi forniscono ulteriori prove a sostegno di questa relazione e forniscono spunti preziosi per chi è a rischio di deterioramento cognitivo. 

Ecco cosa hanno scoperto.

Perdita uditiva e rischio demenza: lo studio norvegese

Uno studio condotto in Norvegia come parte del Trøndelag Health Study (HUNT) ha esaminato la relazione tra perdita uditiva e demenza in una coorte di partecipanti seguita per oltre 20 anni. 

Lo studio, incentrato su individui di età pari o superiore a 70 anni, ha utilizzato metodi rigorosi di diagnosi audiometrica e valutazione della demenza.

I risultati principali, pubblicati sulla rivista scientifica The Lancet, hanno indicato la perdita uditiva come un fattore di rischio moderato per tutte le forme di demenza, incluso l’Alzheimer. 

Le persone con una soglia uditiva di almeno 25 decibel hanno mostrato un aumento del rischio di demenza pari al 4% per ogni aumento di 10 dB nella perdita uditiva. Questo rischio risultava particolarmente significativo per coloro che avevano meno di 85 anni. 

Oltre questa età, il rischio appariva meno pronunciato, probabilmente a causa della concorrenza di altre condizioni legate all’invecchiamento, come il rischio di morte.

Questo studio è particolarmente importante perché si basa su un lungo periodo di follow-up, eliminando il rischio di causalità inversa (ovvero, che la demenza stessa possa causare la perdita dell’udito) e ha tenuto conto dei cosiddetti vari fattori di confusione.

Il possibile ruolo degli apparecchi acustici

Un ulteriore studio, condotto dalla Johns Hopkins University, ha esaminato se l’intervento uditivo potesse ridurre il declino cognitivo in anziani con perdita dell’udito. 

Questo studio multicentrico, randomizzato e controllato, ha coinvolto adulti di età compresa tra 70 e 84 anni con perdita dell’udito non trattata e senza significativa compromissione cognitiva.

I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a un intervento uditivo (comprendente consulenza audiologica e fornitura di apparecchi acustici) o a un intervento di controllo di educazione sanitaria.

L’endpoint primario era la variazione di 3 anni in un punteggio fattoriale standardizzato cognitivo globale, misurato tramite una batteria neurocognitiva completa.

Dal 9 novembre 2017 al 25 ottobre 2019, sono stati esaminati circa 3 mila partecipanti di cui 977 assegnati casualmente a uno dei due gruppi. 

Nonostante il gruppo di intervento uditivo abbia mostrato un miglioramento nella comunicazione, non è emersa una differenza significativa nel declino cognitivo a 3 anni tra il gruppo di intervento e quello di controllo nella coorte totale.

Tuttavia, un’analisi di sensibilità ha mostrato che l’intervento uditivo potrebbe avere effetti benefici maggiori in gruppi a rischio aumentato di declino cognitivo, rispetto a quelli a rischio ridotto. 

“Il trattamento della perdita uditiva attraverso l’uso di apparecchi acustici potrebbe rappresentare un’importante strategia preventiva per ridurre il rischio di demenza, soprattutto per gli individui con fattori di rischio maggiori”, si legge tra le conclusioni degli autori.

Ulteriori ricerche sono necessarie per confermare questi risultati e migliorare le strategie di intervento.

Condividi dove vuoi