Mano femminile con pillole

L’azione ototossica dei farmaci è un effetto collaterale, spesso trascurato, presente anche in alcuni farmaci di uso comune: ecco di cosa si tratta, i principali campanelli d’allarme e come gestire la perdita uditiva che ne consegue.

La prima domanda che sorge spontanea è: cosa sono i farmaci ototossici?

Forse non lo sai, ma un farmaco può avere tra i vari effetti collaterali anche quello dell’ototossicità.

Sono definiti farmaci ad azione ototossica alcuni medicinali che, in base alla dose e alla durata del trattamento, possono danneggiare l’udito, oltre a provocare disturbi dell’equilibrio e fastidiosi ronzii o fischi nelle orecchie (acufene).

Nello specifico, questi possono causare danni alle cellule sensoriali presenti nell’orecchio interno deputate alla trasmissione del suono dalle orecchie al cervello.

Quali sono i farmaci ototossici?

Attualmente, la distribuzione di questi farmaci sul mercato è alta. Si tratta di farmaci spesso somministrati per curare un’ampia gamma di disturbi, gravi e non, tra cui infezioni, tumori e patologie cardiovascolari.

Fortunatamente, i danni uditivi non sono sempre permanenti. In alcuni casi, infatti, è sufficiente interrompere la terapia o cambiare approccio curativo per ripristinare le proprie capacità uditive.

Tuttavia, in altre situazioni, i danni possono essere definitivi.

Ma perché, dunque, vengono prescritti, nonostante siano potenzialmente pericolosi per l’udito?

La ragione è che, spesso, i medici devono bilanciare i rischi e puntare sull’efficacia del farmaco, anche quando esistono possibili effetti collaterali a lungo termine.

Oggetto di discussione tra la comunità scientifica è l’introduzione di nuove linee guida che guardino all’ototossicità non a valle, bensì a monte dei test preclinici. Come la valutazione degli effetti sull’occhio, secondo alcuni esperti sarebbe opportuno fare altrettanti accertamenti circa gli eventuali danni all’orecchio prima dell’approvazione del farmaco.

I sintomi da non sottovalutare

Uno dei primi segnali a cui prestare attenzione è un lieve ronzio nelle orecchie. Con il tempo, può aggravarsi e culminare in una perdita uditiva vera e propria, compromettendo seriamente la qualità della vita di chi ne soffre.

Oltre alla perdita dell’udito, i farmaci potenzialmente dannosi per l’udito possono provocare anche problemi di equilibrio, manifestandosi con cadute o difficoltà a mantenere la stabilità.

Elenco dei farmaci ototossici

Si possono distinguere due categorie di farmaci che inducono ototossicità: quelli che causano danni permanenti e quelli che provocano danni temporanei.

Tra i primi vi sono:

  • gli antibiotici aminoglicosidici, come la gentamicina, streptomicina e così via;
  • gli antitumorali a base di platino, come il cisplatino, il carboplatino e l’oxiplatino.

I secondi, invece, includono:

  • i salicilati, ad esempio l’aspirina, impiegata per trattare dolori e problemi cardiaci;
  • il chinino, utilizzato per contrastare la malaria;
  • i diuretici dell’ansa prescritti per problemi cardiaci e renali.

Va inoltre aggiunto che l’esposizione a rumori forti durante l’assunzione di questi farmaci può aumentare il rischio di danni uditivi gravi.

Come prevenire e gestire la perdita uditiva farmaci

Sebbene non esistano misure preventive definitive, ci sono degli accorgimenti che si possono adottare per monitorare e ridurre i possibili effetti dannosi sull’udito.

Prima di iniziare un trattamento, è consigliabile rivolgersi a uno specialista per effettuare una valutazione di base dell’udito e dell’equilibrio.

Questa può includere un test audiometrico e altre verifiche, utili per tenere traccia della situazione uditiva.

Una volta ricevuti risultati, si può discutere con il medico l’eventualità di modificare la terapia, con lo scopo di prevenire danni permanenti.

Qualora il trattamento con farmaci che provocano ototossicità fosse inevitabile, lo specialista potrebbe comunque consigliare delle strategie di monitoraggio effettuando controlli periodici per rilevare eventuali cambiamenti dell’udito e intervenire in maniera tempestiva.

Se pensi che il tuo udito abbia perso qualche colpo a causa dell’assunzione di farmaci, prenota un appuntamento in uno dei nostri centri acustici presenti a Roma e provincia. Un esperto AudioExperience sarà in grado di fornirti tutto il supporto necessario per tornare a sentire nel migliore dei modi.

Mano femminile con pillole

20 Settembre 2024

L’azione ototossica dei farmaci è un effetto collaterale, spesso trascurato, presente anche in alcuni farmaci di uso comune: ecco di cosa si tratta, i principali campanelli d’allarme e come gestire la perdita uditiva che ne consegue.

La prima domanda che sorge spontanea è: cosa sono i farmaci ototossici?

Forse non lo sai, ma un farmaco può avere tra i vari effetti collaterali anche quello dell’ototossicità.

Sono definiti farmaci ad azione ototossica alcuni medicinali che, in base alla dose e alla durata del trattamento, possono danneggiare l’udito, oltre a provocare disturbi dell’equilibrio e fastidiosi ronzii o fischi nelle orecchie (acufene).

Nello specifico, questi possono causare danni alle cellule sensoriali presenti nell’orecchio interno deputate alla trasmissione del suono dalle orecchie al cervello.

Quali sono i farmaci ototossici?

Attualmente, la distribuzione di questi farmaci sul mercato è alta. Si tratta di farmaci spesso somministrati per curare un’ampia gamma di disturbi, gravi e non, tra cui infezioni, tumori e patologie cardiovascolari.

Fortunatamente, i danni uditivi non sono sempre permanenti. In alcuni casi, infatti, è sufficiente interrompere la terapia o cambiare approccio curativo per ripristinare le proprie capacità uditive.

Tuttavia, in altre situazioni, i danni possono essere definitivi.

Ma perché, dunque, vengono prescritti, nonostante siano potenzialmente pericolosi per l’udito?

La ragione è che, spesso, i medici devono bilanciare i rischi e puntare sull’efficacia del farmaco, anche quando esistono possibili effetti collaterali a lungo termine.

Oggetto di discussione tra la comunità scientifica è l’introduzione di nuove linee guida che guardino all’ototossicità non a valle, bensì a monte dei test preclinici. Come la valutazione degli effetti sull’occhio, secondo alcuni esperti sarebbe opportuno fare altrettanti accertamenti circa gli eventuali danni all’orecchio prima dell’approvazione del farmaco.

I sintomi da non sottovalutare

Uno dei primi segnali a cui prestare attenzione è un lieve ronzio nelle orecchie. Con il tempo, può aggravarsi e culminare in una perdita uditiva vera e propria, compromettendo seriamente la qualità della vita di chi ne soffre.

Oltre alla perdita dell’udito, i farmaci potenzialmente dannosi per l’udito possono provocare anche problemi di equilibrio, manifestandosi con cadute o difficoltà a mantenere la stabilità.

Elenco dei farmaci ototossici

Si possono distinguere due categorie di farmaci che inducono ototossicità: quelli che causano danni permanenti e quelli che provocano danni temporanei.

Tra i primi vi sono:

  • gli antibiotici aminoglicosidici, come la gentamicina, streptomicina e così via;
  • gli antitumorali a base di platino, come il cisplatino, il carboplatino e l’oxiplatino.

I secondi, invece, includono:

  • i salicilati, ad esempio l’aspirina, impiegata per trattare dolori e problemi cardiaci;
  • il chinino, utilizzato per contrastare la malaria;
  • i diuretici dell’ansa prescritti per problemi cardiaci e renali.

Va inoltre aggiunto che l’esposizione a rumori forti durante l’assunzione di questi farmaci può aumentare il rischio di danni uditivi gravi.

Come prevenire e gestire la perdita uditiva farmaci

Sebbene non esistano misure preventive definitive, ci sono degli accorgimenti che si possono adottare per monitorare e ridurre i possibili effetti dannosi sull’udito.

Prima di iniziare un trattamento, è consigliabile rivolgersi a uno specialista per effettuare una valutazione di base dell’udito e dell’equilibrio.

Questa può includere un test audiometrico e altre verifiche, utili per tenere traccia della situazione uditiva.

Una volta ricevuti risultati, si può discutere con il medico l’eventualità di modificare la terapia, con lo scopo di prevenire danni permanenti.

Qualora il trattamento con farmaci che provocano ototossicità fosse inevitabile, lo specialista potrebbe comunque consigliare delle strategie di monitoraggio effettuando controlli periodici per rilevare eventuali cambiamenti dell’udito e intervenire in maniera tempestiva.

Se pensi che il tuo udito abbia perso qualche colpo a causa dell’assunzione di farmaci, prenota un appuntamento in uno dei nostri centri acustici presenti a Roma e provincia. Un esperto AudioExperience sarà in grado di fornirti tutto il supporto necessario per tornare a sentire nel migliore dei modi.

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