ipoacusia da rumore

Anche l’esposizione ai rumori può causare sordità: in questi casi si parla di ipoacusia da rumore, una condizione che può avere gravità differente, durata temporanea o permanente e manifestarsi in una o entrambe le orecchie.

Per la maggior parte dei pazienti con ipoacusia da rumore, le cause sono riconducibili a ragioni di lavoro. Non a caso, come si apprende dai dati INAIL, si tratta di una malattia professionale piuttosto comune tra le categorie esposte ai suoni forti dei macchinari e delle strumentazioni.

È il caso, per esempio, degli operai impiegati nelle fabbriche, ma anche di artigiani, carpentieri, saldatori, meccanici, muratori e così via. Tuttavia, perdere l’udito sul lavoro non è una prerogativa dei professionisti a stretto contatto con i rumori forti.

Altre categorie vulnerabili includono, per esempio, gli operatori dei call center, così come gli impiegati nel settore della ristorazione e dell’intrattenimento
musicale.

Contestualmente, l’ipoacusia da rumore è una potenziale minaccia per i più giovani che hanno l’abitudine di ascoltare la musica in cuffia ad alto volume. Questa, infatti, rappresenta una delle principali cause evidenziate dall’OMS alla base del trend che identifica la sordità come una delle sfide prioritarie per la salute mondiale nei prossimi anni.

Ciò accade perché i rumori possono provocare danni all’udito in due modi differenti:

  • Danno da shock acustico: si verifica quando il deterioramento dell’udito avviene in modo repentino ed è la conseguenza di un trauma che provoca lesioni a una o più componenti che contribuiscono alla funzione uditiva (come il timpano, la coclea, ecc.). Questo può essere causato da eventi come lo scoppio improvviso di un macchinario, un colpo da arma da fuoco percepito da vicino o qualsiasi boato particolarmente intenso.
  • Perdita graduale dell’udito: deriva da un’esposizione costante e prolungata ai rumori. È la forma più comune di ipoacusia da rumore, e gli effetti si manifestano nel medio-lungo periodo, spesso a distanza di anni. In questo caso, l’intensità del rumore è inferiore, ma persiste per un periodo più prolungato.

L’esposizione ai rumori può provocare anche uno spostamento temporaneo della soglia uditiva (STS), che indica una temporanea diminuzione della sensibilità uditiva.

In sostanza, durante l’esposizione a suoni intensi, l’udito può temporaneamente adattarsi abbassando la soglia uditiva. Tuttavia, se questa esposizione è eccessiva o ripetuta nel tempo, il sistema uditivo potrebbe non recuperare completamente la sua sensibilità originale, portando a un deterioramento permanente dell’udito.

Come riconoscere l’ipoacusia da rumore

Dal punto di vista del paziente, le sensazioni sono più o meno le stesse delle altre forme di ipoacusia, quindi una progressiva difficoltà a comprendere le parole durante le conversazioni o quanto viene detto alla TV e al telefono, talvolta accompagnate da episodi di acufene (fischio, fruscio o ronzio nelle orecchie). 

Per una diagnosi accurata di ipoacusia da rumore, si rendono necessari esami audiometrici. In linea generale, il tracciato audiometrico tipico di questa condizione evidenzia alcune caratteristiche ricorrenti. 

Nella maggior parte dei casi, si tratta di una forma di ipoacusia neurosensoriale, quindi di una sordità degenerativa e irreversibile riconducibile ad un malfunzionamento nella trasmissione degli input sonori dalla coclea al nervo acustico tramite le cellule ciliate. 

In aggiunta, l’ipoacusia da rumore sembra caratterizzarsi per una fase iniziale di progressione rapida, che si verifica nei primi 15 anni, seguita da un rallentamento. Si evidenzia, inoltre, una notevole riduzione della sensibilità uditiva alle frequenze di 3000, 4000 o 6000 Hz.

Per quali frequenze l’ipoacusia da rumore viene riconosciuta malattia professionale?

In genere, per ottenere il riconoscimento dell’ipoacusia da rumore come malattia professionale, è necessario:

  • dimostrare che il danno uditivo causato esclusivamente dal rumore non superi i 75 dB per le alte frequenze e i 40 dB per quelle medio-basse
  • Stabilire un chiaro collegamento di causa-effetto tra la sordità e l’attività lavorativa.

In ogni caso, la valutazione medico-legale dei tracciati audiometrici relativi all’ipoacusia da rumore risulta estremamente complessa e non presenta una chiara uniformità di criteri.

Come prevenire l’ipoacusia da rumore

La prima forma di prevenzione è rappresentata dall’uso di appositi otoprotettori, meglio conosciuti come tappi antirumore. In Italia, come riportato dal D.lgs 81/08, ne è previsto l’utilizzo obbligatorio negli ambienti di lavoro con rumore medio maggiore di 80 dB e con apici di 135 dB.

In generale, le istituzioni sanitarie ritengono che l’esposizione prolungata a rumore continuo fino a 80 dB per 8 ore al giorno e per molti anni non provochi danni uditivi. 

Possibili rimedi

La possibilità di guarigione dell’ipoacusia da rumore dipende dalla causa sottostante. Ad esempio, se la perdita uditiva è dovuta ad una rottura del timpano, potrebbe essere sufficiente attendere che la lesione si rimargini.

Tuttavia, nel caso di sordità di matrice neurosensoriale, l’unico approccio riabilitativo a tua disposizione richiede l’uso di apparecchi acustici, appositamente programmati da un esperto audioprotesista

Se vivi a Roma e svolgi o hai svolto in passato un lavoro che ti ha esposto a rumori intensi, oppure se hai già ricevuto una diagnosi di ipoacusia da rumore e sei alla ricerca di apparecchi acustici adatti alle tue esigenze:

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ipoacusia da rumore

20 Dicembre 2023

Anche l’esposizione ai rumori può causare sordità: in questi casi si parla di ipoacusia da rumore, una condizione che può avere gravità differente, durata temporanea o permanente e manifestarsi in una o entrambe le orecchie.

Per la maggior parte dei pazienti con ipoacusia da rumore, le cause sono riconducibili a ragioni di lavoro. Non a caso, come si apprende dai dati INAIL, si tratta di una malattia professionale piuttosto comune tra le categorie esposte ai suoni forti dei macchinari e delle strumentazioni.

È il caso, per esempio, degli operai impiegati nelle fabbriche, ma anche di artigiani, carpentieri, saldatori, meccanici, muratori e così via. Tuttavia, perdere l’udito sul lavoro non è una prerogativa dei professionisti a stretto contatto con i rumori forti.

Altre categorie vulnerabili includono, per esempio, gli operatori dei call center, così come gli impiegati nel settore della ristorazione e dell’intrattenimento
musicale.

Contestualmente, l’ipoacusia da rumore è una potenziale minaccia per i più giovani che hanno l’abitudine di ascoltare la musica in cuffia ad alto volume. Questa, infatti, rappresenta una delle principali cause evidenziate dall’OMS alla base del trend che identifica la sordità come una delle sfide prioritarie per la salute mondiale nei prossimi anni.

Ciò accade perché i rumori possono provocare danni all’udito in due modi differenti:

  • Danno da shock acustico: si verifica quando il deterioramento dell’udito avviene in modo repentino ed è la conseguenza di un trauma che provoca lesioni a una o più componenti che contribuiscono alla funzione uditiva (come il timpano, la coclea, ecc.). Questo può essere causato da eventi come lo scoppio improvviso di un macchinario, un colpo da arma da fuoco percepito da vicino o qualsiasi boato particolarmente intenso.
  • Perdita graduale dell’udito: deriva da un’esposizione costante e prolungata ai rumori. È la forma più comune di ipoacusia da rumore, e gli effetti si manifestano nel medio-lungo periodo, spesso a distanza di anni. In questo caso, l’intensità del rumore è inferiore, ma persiste per un periodo più prolungato.

L’esposizione ai rumori può provocare anche uno spostamento temporaneo della soglia uditiva (STS), che indica una temporanea diminuzione della sensibilità uditiva.

In sostanza, durante l’esposizione a suoni intensi, l’udito può temporaneamente adattarsi abbassando la soglia uditiva. Tuttavia, se questa esposizione è eccessiva o ripetuta nel tempo, il sistema uditivo potrebbe non recuperare completamente la sua sensibilità originale, portando a un deterioramento permanente dell’udito.

Come riconoscere l’ipoacusia da rumore

Dal punto di vista del paziente, le sensazioni sono più o meno le stesse delle altre forme di ipoacusia, quindi una progressiva difficoltà a comprendere le parole durante le conversazioni o quanto viene detto alla TV e al telefono, talvolta accompagnate da episodi di acufene (fischio, fruscio o ronzio nelle orecchie). 

Per una diagnosi accurata di ipoacusia da rumore, si rendono necessari esami audiometrici. In linea generale, il tracciato audiometrico tipico di questa condizione evidenzia alcune caratteristiche ricorrenti. 

Nella maggior parte dei casi, si tratta di una forma di ipoacusia neurosensoriale, quindi di una sordità degenerativa e irreversibile riconducibile ad un malfunzionamento nella trasmissione degli input sonori dalla coclea al nervo acustico tramite le cellule ciliate. 

In aggiunta, l’ipoacusia da rumore sembra caratterizzarsi per una fase iniziale di progressione rapida, che si verifica nei primi 15 anni, seguita da un rallentamento. Si evidenzia, inoltre, una notevole riduzione della sensibilità uditiva alle frequenze di 3000, 4000 o 6000 Hz.

Per quali frequenze l’ipoacusia da rumore viene riconosciuta malattia professionale?

In genere, per ottenere il riconoscimento dell’ipoacusia da rumore come malattia professionale, è necessario:

  • dimostrare che il danno uditivo causato esclusivamente dal rumore non superi i 75 dB per le alte frequenze e i 40 dB per quelle medio-basse
  • Stabilire un chiaro collegamento di causa-effetto tra la sordità e l’attività lavorativa.

In ogni caso, la valutazione medico-legale dei tracciati audiometrici relativi all’ipoacusia da rumore risulta estremamente complessa e non presenta una chiara uniformità di criteri.

Come prevenire l’ipoacusia da rumore

La prima forma di prevenzione è rappresentata dall’uso di appositi otoprotettori, meglio conosciuti come tappi antirumore. In Italia, come riportato dal D.lgs 81/08, ne è previsto l’utilizzo obbligatorio negli ambienti di lavoro con rumore medio maggiore di 80 dB e con apici di 135 dB.

In generale, le istituzioni sanitarie ritengono che l’esposizione prolungata a rumore continuo fino a 80 dB per 8 ore al giorno e per molti anni non provochi danni uditivi. 

Possibili rimedi

La possibilità di guarigione dell’ipoacusia da rumore dipende dalla causa sottostante. Ad esempio, se la perdita uditiva è dovuta ad una rottura del timpano, potrebbe essere sufficiente attendere che la lesione si rimargini.

Tuttavia, nel caso di sordità di matrice neurosensoriale, l’unico approccio riabilitativo a tua disposizione richiede l’uso di apparecchi acustici, appositamente programmati da un esperto audioprotesista

Se vivi a Roma e svolgi o hai svolto in passato un lavoro che ti ha esposto a rumori intensi, oppure se hai già ricevuto una diagnosi di ipoacusia da rumore e sei alla ricerca di apparecchi acustici adatti alle tue esigenze:

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